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Tecniche di costruzione

In generale, distinguiamo due diverse tecniche di costruzione della casa in legno. La tecnica a struttura a palizzata verticale e la tecnica a tronchi orizzontali sovrapposti, incastrati agli angoli. Nella prima prevale una struttura a telaio in legno con semplici tavole verticali. La seconda è quella utilizzata dai Walser, caratterizzata dall’accatastamento di tronchi in orizzontale, connessi tra loro con un incastro ad angolo retto, il cosiddetto BLOCKBAU. Il blockbau era una tecnica antichissima, utilizzata fin dal neolitico in tutte le regioni ricche di boschi. Sopra la parete costruita secondo questa  tecnica si innesta una trabeazione orizzontale che può essere rinforzata da uno spuntone fissato al trave maestro e che attraversatutti i tronchi del timpano. Questa struttura sostiene un tetto a capanna, coperto da assi di legno che vengono sostituite, in seguito, da lastre di pietra, blatti, sorrette da un solida orditura in legno.

Tipico della costruzione walser era la diffusione di ampi loggiati, detti schopf, realizzati intorno alla struttura a blockbau e usati per l’essiccazione del fieno e dei cereali.

A queste prime costruzioni interamente in legno, molto essenziali e distinte secondo sedovevano servire come abitazione umana, ricovero degli animali o deposito, e di cui non possediamo reperti, seguono fabbricati più evoluti e complessi, per la cui edificazione vengono utilizzati sia il legno che la pietra, materia prima abbondante nelle zone di montagna. Di questi manufatti abbiamo molti esempi che risalgono intorno al XV secolo.

Per la costruzione delle loro case i Walser usavano, quindi, i seguenti materiali: 

  • granito, ardesia, gneiss e pietra ollare; 
  • legno, essenze resinose quali larice, abete, pino;
  • sabbia, ghiaia, ciotoli,ecc.; 
  • leganti come argillao terra e calce aerea, prodotta attraverso la cottura di rocce calcaree, in forni a temperature elevate; 
  • licheni e muschi, posizionati fra un tronco in orizzontale e l’altro,  con una funzione sigillante. 

Come ogni altra popolazione montana i Walser erano obbligati ad utilizzare al meglio la bella stagione per costruire le loro case, poiché il periodo di illuminazione naturale era più lungo e le condizioni climatiche più favorevoli. Ricordiamo però che i lavori all’aperto erano numerosi in quel periodo dell’anno: accanto alle normali attività inerenti all’allevamento (fienagione, pascolo, lavorazione del latte) e alla coltivazione dei campi (orzo, segale, frumento, patate) si doveva provvedere al rassetto dei sentieri, alla pulitura dei canali di irrigazione, alla ristrutturazione di muri di sostegno e di contenimento, al dissodamento di qualche nuovo piccolo appezzamento, nonché alla preparazione dei materiali per la costruzione dell’edificio.  Si doveva quindi, prima di ogni altra cosa, scegliere il terreno su cui sarebbe sorto il fabbricato, quindi determinarne le dimensioni e successivamente tagliare il numero di alberi che si riteneva necessario (on troppi né troppo pochi), lavorarli e, nel caso di materiale destinato alla falegnameria (tavolati, mobili, serramenti), accatastarli per l’essiccamento. In media si calcolava un anno per centimetro di spessore. Poiché il nostro territorio è ricco di materiale pietroso, ben presto si sfruttò anche questa risorsa. Con mazza e scalpello si squadravano le pietre di cui, le più grandi, venivano collocate agli angoli della costruzione. Con questo materiale si costruiva il basamento a contatto con il terreno e e la parte del fabbricato aderente al fianco della montagna; in questa parete, all’Infine si provvedeva alla preparazione del legante in forni appositi, di cui si ricorda ancora qualche collocazione: a Hubbal, nel vallone di San Grato. Un ruolo importante rivestivano le maestranze. In genere era il proprietario stesso che assumeva la direzione dei lavori, cercava gli operai, muratori, falegnami, carpentieri e manovali, fra gli uomini più abili ed operosi della comunità e del parentado.