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La religiosità

Un carattere peculiare delle popolazioni walser è rappresentato da un profondo e sincero sentimento religioso. La fede nella chiesa cattolica di Roma ha animato gli spiriti fino al periodo della riforma protestante, allorchè molte comunità svizzere hanno seguito questa nuova via.
Nei nostri paesi, gli abitanti hanno sempre testimoniato la loro fede con una stretta osservanza dei precetti enunciati dal Vangelo e predicati con fervore dai parroci che non lesinavano minacce di grandi punizioni divine e di dannazione eterna ai peccatori, con un’assidua frequenza alla Santa Messa e ai Sacramenti, con preghiere e devozioni ai Santi, e con segni tangibili ed evidenti.

Ad Issime la presenza di una comunità organizzata precedente l’arrivo dei walser giustifica l’esistenza di un edificio religioso con funzioni di chiesa parrocchiale che estendeva la sua giurisdizione su tutta la parte superiore della valle del Lys, dove sorsero, in seguito alla colonizzazione walser, i paesi di Gressoney-Saint-Jean e di Gressoney-La-Trinité. È certo che questi primi gruppi avevano costruito piccole cappelle dove si riunivano per pregare e professare la loro fede, ma per assolvere all’obbligo della Messa domenicale e per ricevere i Sacramenti dovevano scendere fino ad Issime, dove la lingua ufficiale, anche in campo religioso, era il francese, lingua conosciuta soltanto da quei gressonari che possedevano  una certa cultura. Questo spostamento era molto disagevole e, nel periodo invernale, praticamente irrealizzabile.

Ben presto e, soprattutto a seguito dell’aumento della popolazione, i gressonari  sentirono l’esigenza di poter disporre di un luogo di culto facilmente raggiungibile e di un pastore che capisse il dialetto walser o la lingua tedesca,  indispensabile per ricevere il sacramento della confessione, senza dover far ricorso ad un interprete.  Ne fecero così richiesta al vescovo di Aosta, e a più riprese, finchè, nel 1660, nacque la parrocchia di Saint Jean, con parroco il gressonaro Sebastiano Menabreaz, e nel 1671, la parrocchia di Trinité, con parroco Johan Netscher, anche lui di Gressoney. Fino al 1883 tutti i parroci delle due comunità erano nativi del luogo e la lingua utilizzata per la Messa, la Confessione, le preghiere e lo studio del catechismo era il tedesco.
Gli abitanti di ognuno dei tre paesi potevano così seguire agevolmente le pratiche religiose che tanto stavano loro a cuore. Manifestarono altresì la loro grande fede e la loro devozione alla Santa Vergine e ai Santi con la costruzione di numerose cappelle, soprattutto nei villaggi più grandi, e di edicole  e croci votive, disseminate un po’ ovunque.

Croce in pietra sullo sfondo del Monte Rosa           Gressoney-La-Trinité

Le cappelle risalgono quasi tutte ai secoli XVII e XVIII e, come le chiese parrocchiali, sono state erette grazie al lavoro gratuito dei fedeli e alla loro generosità pecuniaria.
Il riposo domenicale con la partecipazione alla Santa Messa era osservato con scrupolo, così come erano seguite e praticate con coinvolgimento sincero e devoto, la frequenza dei Sacramenti, le preghiere comunitarie e famigliari, le processioni in onore del Santissimo Sacramento, della Santa Trinità, della Madonna, di San Giovanni, per chiedere la protezione di Dio sugli uomini, sul bestiame e sui raccolti, e la liberazione da ogni male o catastrofe. Le confraternite religiose avevano un gran numero di iscritti.
Un’altra occasione di intenso fervore religioso era rappresentato dai pellegrinaggi ai santuari della Valle d’Aosta e di Oropa, nel biellese, ed in particolare al santuario di Einsiedeln, nel cantone svizzero di Schwyz, non lontano da Zurigo e Lucerna. Qui venivano spesso le giovani coppie di sposi per chiedere alla Madonna Nera, venerata in questo santo luogo, la benedizione sulla nuova famiglia e sulla futura prole.
Ogni momento della giornata, ogni avvenimento, felice o doloroso, ogni lavoro era posto sotto la protezione divina che veniva invocata mediante il gesto del segno della croce seguito da ferventi preghiere, al mattino e alla sera, prima e dopo i pasti, prima di iniziare un lavoro particolarmente difficile o pericoloso, prima delle lezioni scolastiche, in caso di disgrazia o malattia, per accogliere un neonato o per accompagnere un moribondo nel suo viaggio verso il Padre Celeste e per liberarlo dalla dannazione eterna.

Benedizione della casa

Dove c’è fede c’è amore
Dove c’è amore c’è pace
Dove c’è pace c’è benedizione
Dove c’è benedizione c’è Dio
Dove c’è Dio nessuna pena

Numerose erano le sante Messe, celebrate in onore di Gesù Cristo, della Vergine Maria, e di molti Santi che venivano pregati per ottenere grazie e protezione particolari.  A Santa Barbara si chiedeva la protezione contro i fulmini e gli incendi, a Santa Agata contro il fuoco e tutti pericoli, mediante la benedizione di una pagnotta di pane e di una manciata di sale, a San Biagio contro il mal di gola, a San Rocco contro la peste e i disastri naturali; Sant’Antonio abate, protettore dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici, proteggeva i fedeli contro ogni tipo di contagio; ancora oggi, come un tempo, a San Giovanni Battista si chiede la benedizione sui bimbi più piccoli e San Nicola porta dolciumi in dono ai bambini di Gressoney.
L’usanza del pane benedetto era seguita, ad Issime, fino a qualche decennio fa: una famiglia, in occasione della festa del Santo Patrono del villaggio o in qualche altra solennità, presentava per la benedizione, al sacerdote celebrante, dei cesti contenenti del pane a pezzi, che veniva poi distribuito ai fedeli presenti i quali, dopo essersi fatti il segno della croce, lo mangiavano. In questo modo implorava l’aiuto divino. Per esempio a Mühni, un alpeggio del vallone di San Grato, a 2000 metri di altitudine, il 5 agosto viene festeggiata la Madonna della neve nella cappella del luogo e, i proprietari dell’alpe offrivano il pane benedetto perché non mancasse l’acqua nel periodo di permanenza nella zona.
Oggi questa usanza è sostituita da un’offerta in denaro alla chiesa.
Particolare rilievo è il numero delle Messe che venivano e vengono tuttora celebrate in suffragio dei defunti, con grande partecipazione di fedeli. A Gressoney, durante tutta la funzione religiosa, i fedeli tenevano in mano dei ceri accesi.
L’acqua benedetta era presente in ogni casa, così come messali, quadri a soggetto religioso, altarini, immaginette, rosari e croci. Croci grandi o piccole, sul trave maestro della casa, con le iniziali di Cristo e qualche simbolo cristiano, come l’ancora o i pesci, croci sulla porta d’ingresso, e, all’interno dell’abitazione, appese alle pareti, scolpite su mobili, su oggetti e attrezzi vari. Il segno della croce veniva fatto sul pane prima di affettarlo, sul campo appena vangato, sulla fronte dei neonati, in caso di pericolo incombente, prima di transumare il bestiame o di portarlo al pascolo.

Campanile         Gressoney-La-Trinité

Può succedere che una fede cieca e un’osservanza troppo rigida dei precetti religiosi portino i fedeli sulla strada dell’intransigenza e della superstizione. Spesso quindi Dio si vendica mandando mali e danni: i morti tornano per tormentare i vivi con apparizioni o con processioni effimere, dar Kurs a Issime, le streghe si riuniscono in Sabba notturni per studiare sortilegi e incantesimi i cui effetti vengono combattuti con ostinazione e coraggio dalle streghe buone, il diavolo è onnipresente ed è causa di malefici, e può presentarsi in vari modi e sotto diversi travestimenti. Dar Eisene Huf, a Issime, de Iseno Hòf, a Gressoney, cioè  “lo zoccolo di ferro”, altri non è se non il diavolo sempre presente nei rimproveri che gli adulti riversano sui bambini, con minacce di punizioni terribili e inevitabili. Anche alcune persone possono essere dotate di poteri soprannaturali e fare del bene o del male ad altri uomini o agli animali. C’è quindi chi può alleviare il dolore fisico, chi sa sfruttare più di altri le proprietà benefice di erbe o parti di animali, e chi puòl togliere il latte alle mucche, chi può fermare i ladri, chi può causare la caduta di un animale o di una persona, chi può far abortire una donna incinta o una bestia gravida, chi prevede il futuro, e così via.

Processione del Copus Dominis
Issime
Processione del 15 Agosto, festa dell’Assunzione
Gressoney-Saint-Jean